sabato 13 settembre 2014

Assoporti partner del governo per la definizione della riforma

“Per i porti italiani può essere davvero il momento di una svolta. L’approvazione delle norme di base fornisce per la prima volta le fondamenta su cui costruire un serio processo di riforma che abbia come obiettivo l’immediato il recupero rapido di livelli di efficienza, attraverso un piano della logistica e dei porti che dovrà essere pronto in tre mesi e entro due mesi la selezione dei progetti

strategici per il sistema paese.

Per Assoporti che in questi mesi, faticosamente ma con costanza, ha collaborato con il governo e il Parlamento alla definizione del processo di riforma, basata sulla sburocratizzazione, su una nuova governance e su una maggiore autonomia finanziaria dei porti, questo momento è doppiamente importante: da un lato vengono accolte le tesi di Assoporti volte prima di tutte al miglioramento qualitativo dei servizi offerti dai porti italiani e a rispondere a una domanda del mercato che ogni giorno di più si fa selettiva.

 Dall’altro (e questo è motivo di grande soddisfazione anche personale) il governo ha deciso di affidare alla presidenza di Assoporti il ruolo di partner privilegiato per definire i contenuti della riforma e renderla applicabile nei tempi più stretti possibile”.

 E’ quanto ha affermato il presidente dell’Associazione dei porti italiani, Pasqualino Monti, commentando sia la pubblicazione del decreto contenente le indicazioni di base per la riforma del settore, sia la decisione del governo di avviare proprio con Assoporti la consultazione decisiva per la messa a punto delle norme.

 “Siamo molto felici che siano contenuti nel provvedimento legislativo quegli indirizzi che Assoporti aveva indicato come prioritari, perché ciò consentirà di passare rapidamente alla fase attuativa. Per la prima volta, con il piano nazionale dei porti, si creano i presupposti per una reale politica di settore che stabilisca anche le priorità infrastrutturali e decreti la nascita di un sistema logistico strategico per il paese”.

2 commenti:

  1. Portualità Italiana vivere o morire.

    La Portualità Italiana sta attraversando un periodo molto delicato, poiché sta pagando lo scotto di una pluridecennale deleterio immobilismo infrastrutturale, che di fatto ha relegato i nostri Scali nella parte bassa delle classifiche Comunitarie e Mediterranee, penso dovremmo essere tutti ben coscienti che non sia il caso di farsi molte illusioni sul futuro della Portualità Italiana, se:

    1) Abbiamo seri dubbi sulle reali potenzialità dell'Alto Tirreno ed Alto Adriatico.

    2) Crediamo sia una pura e semplice utopia immaginare che noi un bel giorno si possa sfruttare il nostro notevole vantaggio di circa 4.000 miglia (che si traducono in + 5 + 5 giorni di navigazione) nei confronti della Portualità Nord Europea e quindi riuscire a veicolare verso i nostri mari una consistente quota dei flussi merceologici in transito nel Mediterraneo, per cercare di spostare un po' più a Sud verso l'Adriatico ed il Tirreno "il baricentro del Sistema Trasportistico Comunitario ".

    3) Non eliminiamo al più presto tutti i colli di bottiglia fisici/normativi che ci impediscono di poter sfruttare a dovere i Corridoi Ferroviari Transeuropei.

    4) Non pensiamo che sia il caso di razionalizzare/semplificare le Norme che regolano, l'impatto ambientale delle grandi opere, le discariche di materiali inerti, la bonifica dei siti inquinati per creare nuove aree da porre al servizio della Logistica di Porto e Retroporto, il recupero di ampi spazi al mare per realizzare nuove infrastrutture Portuali.

    5) Non rivediamo le farraginose regole sulla portualità ed il numero/competenze della Autorità Portuali.

    6) Consideriamo che il nostro impegno dovrebbe essere essenzialmente focalizzato sul consolidamento delle Sinergie tra gli Scali (progetto NAPA) o sul Feederaggio, oppure su qualche modesto intervento per potenziare le infrastrutture esistenti.

    7) Non crediamo sia proprio il caso di cercare nuovi Partner dello Shipping e della Finanza di livello mondiale per pianificare e realizzare corpose infrastrutturazioni, che ci consentano finalmente di potenziare i nostri sbocchi al mare e renderli realmente competitivi nei confronti dei nostri antagonisti vicini/lontani.

    8) Se pensiamo che il ruolo della Portualità del Tirreno e dell'Adriatico sulle scene dei Traffici Internazionali non potrà mai ritornare ad essere un ruolo con la "P" maiuscola al servizio della vasta Piattaforma Continentale Europea.


    Se in futuro purtroppo queste saranno le linee di pensiero predominanti dei nostri Politici ed Amministratori ribadisco che non sia proprio il caso di farsi molte illusioni, poiché il nostro ruolo sulle scene dei traffici mondiali non potrà che rimanere perennemente modesto e marginale, in quanto gli Scali Italiani saranno in continua competizione sia tra di loro che con le altre modeste realtà affacciate su questi nostri mari "in una strenua lotta tariffaria vocata al ribasso" per potersi accaparrare qualche quota in più dei traffici relativi al Feederaggio Mediterraneo, e quindi non potremmo mai sfruttare a dovere le nostre notevoli peculiarità "posizione strategica, profondi fondali, collegamenti adeguati gomma/rotaia con le Reti Transeuropee" per diventare dei veri Hub Portuali al servizio della Piattaforma Continentale Europea e poter quindi generare quelli che sarebbero gli apprezzabili ritorni economici ed occupazionali che le variegate attività legate al Mare sono da sempre in grado di generare.

    Brunello Zanitti Giuliano
    http://sceltemancate.trieste.it

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  2. Guardare al mare per rilanciare le nostre economie.

    Per uscire dalla stagnazione in cui versano le nostre Imprese, forse sarebbe il caso di prendere seriamente in considerazione il volano economico che la Portualità e le variegate attività legate al mare sarebbero in grado di generare, volano che non sarebbe chiaramente circoscritto soltanto ai ritorni economico occupazionali conseguenti alla realizzazione delle opere infrastrutturali di cui il nostro Paese ha assoluto bisogno o dalle attività portuali propriamente dette, poiché maggiori saranno i volumi delle merci in transito nelle nostre Regioni e maggiori di conseguenza potrebbero essere le possibilità che qualche Imprenditore Italiano o Straniero consideri opportuno e redditizio sfruttare la strategicità dei Territori affacciati sui nostri mari per incrementare le loro attività, siano esse industriali manifatturiere o logistiche, e riportare quindi nuovamente al centro delle nostre azioni/intenzioni il settore primario, unico realmente in grado di creare ricchezza vera che poi chiaramente sarebbe in grado di alimentare e far girare e sviluppare quello secondario ed il terziario.

    I settori potenzialmente attinenti al rilancio delle attività legate al mare in aggiunta a Portualità, Logistica di Porto e Retroporto, potrebbero essere la produzione industriale, la trasformazione, la lavorazione, l’assemblaggio, ed il Trasporto Gomma/Rotaia per la distribuzione di una significativa quota delle merci in transito nel Mediterraneo relative ai notevoli volumi dell’interscambio Euro Asiatico, per avvalorare questa mia tesi credo sia sufficiente dare un'occhiata ai grandi Porti del Nord Europa ed alle molteplici redditizie e variegate e attività che sono proliferate nei loro hinterland.

    BRUNELLO ZANITTI Giuliano
    http://sceltemancate.trieste.it

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