lunedì 24 marzo 2014

Luci ed ombre delle crociere nel Bel Paese


Se è vero che le città portuali diventano più ricche con le crociere, quando riescono a intercettare il cospicuo flusso di turisti che vengono dal mare, si giustifica la presenza massiccia della portualità italiana in occasione
delle “vetrine” dedicate al turismo, come la più importante fiera delle crociere, il Seatrade che si tiene ogni anno a Miami, dove i porti si fanno ambasciatori del Bel Paese che dal Nord al Sud, da Est a Ovest si presenta ricchissimo di proposte turistiche di inestimabile ed ineguagliabile valore. Sono parecchie le città portuali sia in Adriatico che sul Tirreno che puntano sulle crociere: Venezia, Napoli, Livorno, Genova, La Spezia, Savona, Bari, Palermo e non ultimo il porto di Roma che da solo si attesta sui due milioni e mezzo di crocieristi.

“Noi Crociere”, una web agency fra le più gettonate per le prenotazioni online delle crociere, ha recentemente effettuato un’inchiesta per capire i gusti ed i consumi dei crocieristi, una volta scesi a terra per visitare le città portuali e i loro territori. I maggiori beneficiari della presenza dei crocieristi sono ovviamente le imprese commerciali, in particolare bar ristoranti, tavole calde e non perché manchi il cibo sulle love boat dove, si sa, le tavole sono sempre imbandite, ma per “assaporare” i gusti e i sapori dei diversi Paesi scalati durante gli itinerari. Quello della ristorazione con il 41% detiene la prima posizione nei consumi mentre il 33% per cento va ai negozi di abbigliamento e di oggettistica.

Nel caso italiano il Made in Italy mantiene un fascino innegabile: sono infatti i grandi marchi a beneficiare delle preferenze dei consumatori, ma anche i grandi magazzini e i negozi che vendono souvenir. Il 19% degli intervistati invece spende in cultura: musei, monumenti, siti archeologici, monumenti. I dati del settore secondo Clia e Cemar c’era molta attenzione degli esperti e delle aziende del settore per l’appuntamento di Miami, soprattutto dopo l’allarme lanciato da CLIA, l’associazione di tutte le Compagnie crocieristiche mondiali, che prefigura un 2014 negativo per i Mediterraneo a causa dello spostamento di molte navi in altre regioni del mondo, soprattutto i Caraibi.

 Troppe le aree a rischio: dopo l’Egitto e la Siria la crisi della Crimea minaccia anche il mercato del Mar Nero che era cresciuto sensibilmente: + 110% in quattro anni. Comunque secondo la Clia, l’Italia rimane il Paese che più beneficia delle crociere.
 Patrizia Lupi
 (leggi l’articolo completo su PORTO&diporto marzo 2014)

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